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VESPA 50 PK N (1989-1991)

Questa versione è caratterizzata da una linea con parafango e frontale slanciati, quasi a punta. Rispetto ai modelli precedenti queste sono le varianti più importanti: la leva dello starter sul manubrio, comandi elettrici in evidenza, sella con rivestimento antisdrucciolo e avviamento elettrico. La strumentazione è ampia e completa (con indicatore del livello del carburante) e si presenta col fondo azzurro nella porzione centrale nera del manubrio. Le ruote sono dotate di dischi con finestrature, il bauletto portaoggetti dietro lo scudo presenta un incavo per la chiave di contatto. Di nuovo troviamo il rubinetto posto nel vano della scocca. Il motore è dotato di ammissione a valvola rotante ed ha il cilindro realizzato in ghisa. Il numero di esemplari prodotti è stato di 43.478.


VESPA 50 PK N Speedmatic (1989-1991)

La versione automatica della Vespa 50 N è praticamente identica alla versione base, eccetto il cambio di velocità, che è automatico. Manca il pedale del freno sulla pedana, sostituito dalla leva sul manubrio, che prende il posto della leva prima destinata alla frizione. Le leve sono sagomate in maniera anatomica. La manopola a sinistra ha due posizioni, una per la folle, l’altra per l’innesto della trasmissione. Esteticamente la nuova 50 è riconoscibile per i fregi laterali di colore azzurro/verde a freccia sui cofani laterali. Le differenze per quanto riguarda il propulsore riguardano il cilindro realizzato in alluminio (anzichè in ghisa) e l’ammissione lamellare (anzichè a valvola rotante). Il numero di esemplari prodotti è stato di 4.924.


VESPA 50 PK FL2 (1992-1996)

In questa versione tutta la porzione superiore del manubrio è ridisegnata presentando una linea più morbida. La parte centrale è di colore nero ed al centro troviamo il tachimetro di colore bianco. Il bauletto dietro lo scudo è completamente ridisegnato e si estende fino al canotto di sterzo eliminando il ripiano portaoggetti. La forma del bauletto è concava per consentire uno spazio maggiore per le gambe. Questa è l’ultima versione 50 dotata esclusivamente di motore a 2 tempi. Il numero di esemplari prodotti non è noto.


VESPA 50 PK FL2 Speedmatic (1992-1996)

La nuova versione 50 con cambio automatico viene rinnovata nell’estetica e si presenta molto più piacevole rispetto alla precedente. Il manubrio è completamente ridisegnato e presenta al centro una strumentazione ben leggibile e completa con tachimetro a fondo bianco. Il retro dello scudo ha un bauletto dalla sagoma ridisegnata. C’è anche maggiore spazio per le gambe grazie alla forma concava. I cerchi ruota sono con coperture in plastica. Il numero di esemplari prodotti non è noto.


VESPA 50 Special Revival (1991)

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Vespa 50 Special Revival

Esistono versioni differenti in merito alla storia di questo modello. Pare che la Piaggio avesse prodotto, solo nel 1991, 6.000 Vespa 50 Special Revival da importare per il mercato cinese, ma che queste fossero rimaste a lungo chiuse in un container nel porto di Shangai a prendere ruggine. Ne furono salvate soltanto la metà, che furono riportate in Italia, restaurate, e vendute come “rarità” con tanto di targhetta metallica riportante il numero dell’esemplare incollata dietro lo scudo (la numero 1 è esposta presso il Museo Piaggio di Pontedera). Ma questa potrebbe anche essere soltanto una leggenda, in quanto non documentata da fonti certe. Altra versione sulla storia di questa Vespa (forse meno stravagante e più veritiera) vuole che la Piaggio produsse, sempre nel 1991, soltanto 3.000 esemplari di Revival, in occasione dei 40 anni della fondazione dell’ACMA, casa costruttrice di Vespa di bandiera francese. Con questa Vespa si ha comunque un ritorno agli anni Settanta, vista la linea praticamente identica ai modelli di quell’epoca. Il coprivolano è nero sullo stile di quello della Vespa PK; neri sono anche il cavalletto e il tettuccio del fanalino posteriore. Il contachilometri ha scala di 80 Km/h, il fregio sul parafango scompare; si ritorna alle scritte corsive e inclinate di vecchio stampo: sullo scudo compare la scritta “Vespa”, mentre sul retro, tra sella e fanalino, è presente la scritta “Special”. A differenza dalla Special degli anni Settanta, il nasello sullo scudo non è più in plastica ma torna ad essere in lamiera come sulle più vecchie 50 N, L, R. Il cambio è a tre velocità; il serbatoio non è più in tinta con la carrozzeria, bensì nero. Chicca per chi vuole restaurare questo modello a regola d’arte: presso Pontedera è possibile farsi ristampare un duplicato della targhetta identificativa del singolo esemplare di Revival! Il numero di esemplari prodotti è stato di 3.000.


VESPA 125 PK FL2 (1991-1996)

Ultima 125 prima del grande passo verso la ET4 con motore a 4 tempi, la versione FL2 della PK è riconoscibile per la linea slanciata del parafango anteriore e del frontale. Il manubrio ha linea affusolata e la sella ha un profilo di maggiori dimensioni. La strumentazione si presenta ampia e completa (con l’indicatore del livello del carburante) su una sezione nera del manubrio. La levetta dello starter è sul manubrio, i copriruota sono dotati di finestrature. Il motore ha il cilindro in ghisa e il distributore rotante. Il bauletto si estende nella parte superiore fino al canotto dello sterzo e presenta un profilo concavo per consentire maggior spazio alle ginocchia. La serie non ha riscosso particolare successo sul mercato, poichè era in arrivo la nuova generazione con motore a 4 tempi. Si tratta comunque della versione più evoluta di tutta la serie 125 a scocca piccola equipaggiata con motore a 2 tempi. Il numero di esemplari prodotti non è noto.


VESPA 125 PK FL2 Plurimatic (1991-1996)

La versione con cambio automatico della FL2 è praticamente identica alla FL2 base eccetto, ovviamente, per il cambio automatico. E’ riconoscibile per la mancanza del pedale del freno, sostituito dalla leva sinista del manubrio. Il motore ha il cilindro in lega leggera anzichè in ghisa ed ammissione lamellare in luogo del distributore rotante. Il bauletto si estende nella parte superiore fino al canotto sterzo e presenta un profilo concavo per dare maggiore spazio alle ginocchia. La serie non ha riscosso successo perchè ormai era in arrivo la nuova generazione con motore a 4 tempi. Si tratta comunque, assieme al modello 125PK-FL2, della versione più evoluta di tutta la serie 125 con cambio automatico a scocca piccola e con motore a 2 tempi. Inizialmente questa versione risulta disponibile solo sui mercati esteri, poi viene commercializzata anche sul territorio nazionale. Rispetto al modello con cambio manuale, la potenza è leggermente ridotta (1 Cv in meno) e le prestazioni sono quindi lievemente inferiori. La manopola di sinistra ha una posizione per mantenere il motore in folle senza impiegare la trasmissione: in questo modo è possibile scaldare il motore da fermi. A differenza della versione con cambio manuale, questo modello ha la porzione del sottosella priva di spazio porta attrezzi per la differente conformazione del propulsore e per la presenza del serbatoio per l’olio. Una chicca: solo in questa versione, per ridurre le rumorosità, l’interno dello sportellino lato motore è foderato di feltro. Il numero di esemplari prodotti non è noto.


Vespa 125 COSA 2 (1988-1991)

Alla fine degli anni ’80 si decide di rendere più moderne la linea della PX con forme decisamente più spigolose. Il progetto prevede inizialmente di chiamare la nuova nata con il nome di “Vespa R” (per Rinnovata). Viene invece deciso di mettere in produzione questo nuovo modello cambiando addirittura il nome in “Cosa”, per staccarsi dall’immagine precedente della Vespa. Purtroppo, non solo a causa di un’estetica infelice ma soprattutto per aver rinnegato il nome così glorioso, la “Cosa” si rivela ben presto un insuccesso, soprattutto per le modifiche introdotte nel progetto. La strumentazione si rivela particolarmente dotata (comprende anche il contagiri), il motore è più potente, il braccio oscillante posteriore è irrobustito. Per quanto riguarda la ciclistica va segnalato il maggiore spazio a disposizione per le gambe e la possibilità di mettere il casco in un vano sotto sella. La “Cosa” mantiene la carrozzeria monoscocca, ma presenta diverse innovazioni rispetto ai modelli Vespa precedenti. I cofani laterali sono leggermente inclinati in avanti per un migliore effetto aerodinamico. I lampeggiatori sono incassati nello scudo frontale, il fanalino posteriore è incassato posto sotto la targa. La frenatura è integrale, ripartita su entrambe le ruote mediante l’impiego di un circuito idraulico e di un regolatore di pressione. Il numero di esemplari prodotti non è noto.


150 COSA – 200 COSA (1988-1991)

La Cosa 150 riprende la medesima estetica della 125, quindi anche questo modello subisce lo stesso gradimento (poco) da parte del pubblico. Meccanicamente è interessante, con la presenza di componenti evoluti rispetto ai modelli Vespa precedenti; è anche più pratica, poichè offre la possibilità di riporre il casco sotto la sella, ma il solo fatto di chiamarsi “Cosa” risulta un peso troppo grande e il veicolo riscuote scarso successo sotto il profilo commerciale. La “Cosa” mantiene la carrozzeria monoscocca, ma presenta alcune innovazioni rispetto ai modelli precedenti: i cofani laterali sono leggermente inclinati, i lampeggiatori sono incassati nello scudo frontale, il fanalino è posto sempre sotto la targa. La frenata è integrale, come per la 125. Il numero di esemplari prodotti non è noto.

La versione 200 della “Cosa” è meccanicamente pregevole, ma riscuote lo stesso successo delle altre cilindrate della stessa serie. Il cambio di nome non viene accettato e, anche esteticamente, non si può affermare che la “Cosa” incontri i favori del pubblico. Dal punto di vista tecnico, invece, sono stati apportati diversi miglioramenti, che rendono questo scooter tra i migliori in circolazione. Rispetto al passato, la tenuta di strada è nettamente migliorata, la frenata è del tipo integrale e le prestazioni sono elevate. Anche la linea dei cofani viene inclinata in avanti, per conseguire una maggiore aerodinamica. Questa serie rappresenta il massimo in fatto di prestazioni per uno scooter, ma è un modello sfortunato: non piace esteticamente ed ha un nome non gradito; due difetti che le precludono ogni possibilità di successo. Il numero di esemplari prodotti non è noto.


COSA 2 (1992-1995)

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125 Cosa 2

La “Cosa 2” si distingue esteticamente dalla prima serie soprattutto per la posizione del fanalino posteriore e il portatarga; il primo si trova in posizione superiore, mentre il secondo in posizione inferiore. Cambia la sella, di dimensioni nettamente maggiori. Nella versione “EBC” viene introdotto un sistema di frenata integrale, basato su un circuito idraulico dotato di regolatori di pressione, per azionare con il solo pedale entrambi i freni. Il sistema “EBC” riduce la pressione del circuito frenante quando un senore rileva la possibilità di bloccaggio della ruota anteriore. In questa serie sono stati apportati molti interventi per rendere la “Cosa 2” confortevole: la sella più grande è in due piani sfalsati con un imbottitura più consistente ed il passeggero si trova più comodo grazie ai nuovi maniglioni laterali. Il comando della frizione è stato ridisegnato per ridurre il carico di azionamento della leva. Più agevole è anche l’utilizzo del cambio con una nuova trasmissione monocavo. La strumentazione presenta una grafica gialla. Il numero di esemplari prodotti non è noto.


150 COSA 2 – 200 COSA 2 (1992-1995)

Rispetto alla “Cosa 150” la nuova versione si distingue per alcuni interventi estetici, tra cui il nuovo posizionamento del fanale posteriore subito sotto la sella e sopra il portatarga. La sella è di dimensioni maggiori, ha una nuova linea a due piani sfalsati con i maniglioni per il passeggero. Anche i comandi della frizione e del cambio sono più funzionali. Sistema di frenaggio e grafica della strumentazione sono identici al modello 125. Il numero di esemplari prodotti non è noto.

Gli interventi stilistici apportati alla seconda serie sono evidenziati soprattutto nella parte posteriore, in modo identico ai modelli 125 e 150. Anche la sella e il sistema frenante sono identici ai modelli di cilindrata inferiore. Le prestazioni sono le più elevate in assoluto, e risultano abbinate ad una ciclistica decisamente evoluta. Come per i modelli “Cosa” precedenti, anche questo non riscuote grande successo sul mercato. Il numero di esemplari prodotti non è noto.


VESPA PX CLASSIC (1993-1996)

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Vespa 200 PX Classic

Questa versione della PX è caratterizzata dalla finitura nera di alcuni particolari: il bordo dello scudo, il copriventola e i copridadi dei mozzi. La serie Classic, prodotta per festeggiare il 50° anniversario della nascita della Vespa, è caratterizzata dalla colorazione gialla e dalla sella marrone. Questa serie identifica l’ultima serie di PX con il freno anteriore a tamburo, identica cioè al modello di 15 anni prima. Per molti vespisti, questa è l’ultima autentica PX. In questi anni la PX continua la sua carriera mantenendo un pubblico di appassionati che ne apprezzano la linea ancora attuale. Inoltre c’è il cambio a manopola irrinunciabile per tanti utenti. Si avvicina la presentazione della Vespa serie ET, con motore a 4 tempi e cambio automatico, e molti temono che per la PX si stia avvicinando la pensione (cosa che avverrà infatti nel 2007). Gli interventi stilistici sono solo di dettaglio e la colorazione nera delle parti in gomma appesantisce rispetto alla serie precedente. Il numero di esemplari prodotti non è noto.


VESPA 150 PX CLASSIC – Vespa 200 PX CLASSIC (1993-1996)

Sono molti a stupirsi di trovare ancora in listino la PX; questa ha una linea che non teme di passare nel tempo. Non viene pubblicizzata, ma è sempre ricercata da coloro che desiderano un cambio manuale; da questo punto di vista è proprio il modello 150 quello più equilibrato tra le cilindrate proposte. L’estetica è leggermente rivisitata con l’inserimento di particolari di colore nero, una scelta non particolarmente azzeccata. Quando viene annunciata la nuova serie ET con motore a 4 tempi e cambio automatico, esce sul mercato una versione commemorativa della PX, per festeggiare il 50° anniversario. A parte la cilindrata, questa Vespa è identica al modello 125 già descritto. Il numero di esemplari prodotti non è noto.

Anche per la 200 PX Classic cambia solo la cilindrata: sella, freni e tinta sono identici ai modelli 125 e 150. Il numero di esemplari prodotti non è noto.


VESPA PX DISCO (1997-1999)

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Vespa 200 PX Classic

Questa versione della PX presenta importanti novità. La principale è data dal freno anteriore a disco. Il serbatoio del liquido dei freni è posizionato sul manubrio, accanto alla leva del freno. Sono nuovi anche la sospensione anteriore a molla scoperta, il mozzo, la sella arrotondata, il bordino dello scudo in platica cromata, il fregio del parafango cromato e il copriventola grigio metallizzato. Torna la scritta Vespa corsiva, riportata su scudo e cofani laterali. Il numero di esemplari prodotti non è noto.


VESPA 150 PX DISCO (1997-1999)

A vent’anni dalla sua presentazione la PX viene profondamente aggiornata: è l’inizio di una nuova generazione. Il freno anteriore viene sostituito con uno a disco; questo implica l’introduzione del relativo serbatoio del liquido, che viene posizionato sul manubrio accanto alla leva del freno. Nuova è anche la sospensione anteriore, ora a molla scoperta. Esteticamente la nuova PX si contraddistingue soprattutto per la sella arrotondata, ma non mancano diversi particolari che ripropongono un ritorno al passato, quali il bordino allo scudo in plastica cromata e il fregio cromato sul parafango. La scritta Vespa è in corsivo, riportata su scudo e cofani; il copriventola è grigio metallizzato. La versione 150 è sempre stata la più equilibrata tra le cilindrate in cui viene proposta la PX e la rinnovata versione costituisce un modello che viene moto apprezzato. In realtà questo PX conquista un nuovo tipo di pubblico: sono diversi infatti gli utenti che ammirano la linea classica, simile a quella del passato, ora abbinata ad una versione aggiornata tecnicamente e soprattutto più sicura su strada proprio grazie al freno anteriore a disco. Il numero di esemplari prodotti non è noto.


Vespa 200 PX CLASSIC (1993-1996)

Anche per la 200 PX Disco cambia solo la cilindrata rispetto ai modelli di cilindrata inferiore: freno anteriore a disco, scritte corsive, molla anteriore scoperta, sella, bordo scudo e fregio del parafango cromati sono identici ai modelli 125 e 150. Il numero di esemplari prodotti non è noto.


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